Tutorial: Visite in apiario – Gennaio e Febbraio, la rinascita!

Con l’inizio del nuovo anno le giornate cominciano lentamente ad allungarsi, guadagnando progressivamente preziosi minuti di luce.

Le api non hanno bisogno di guardare il calendario per verificare questi cambiamenti, ma sono in grado, come le piante, di percepire il fotoperiodo (cioè la quantità di ore di luce rispetto a quelle di buio).

Anche se a noi umani sembra di essere ancora nel cuore dell’inverno, con i caminetti accesi e la neve sulle montagne, questi insetti meravigliosi sanno che si sta avvicinando la primavera e che è necessario darsi da fare con le attività dell’alveare.

Nelle pianure del Nord Italia le api regine iniziano la deposizione delle uova già a partire dalla metà del mese di gennaio. A conferma di ciò, nelle prime giornate di sole sarà possibile osservare un timido movimento di api bottinatrici, che escono dall’alveare in cerca di cibo per l’allevamento delle nuove generazioni.

La prima importante fioritura della stagione è quella del nocciolo (Corylus avellana), specie arbustiva molto diffusa nelle zone collinari, ma comune anche in pianura, dove l’uomo abbia avuto l’accortezza di non eliminare completamente le piante selvatiche per far spazio a quelle coltivate. Il nocciolo produce un’elevata quantità di polline di colore giallo intenso, che le api raccolgono e trasportano con gran cura al nido.

Nel mese di gennaio le temperature sono generalmente ancora troppo basse per consentire una visita agli alveari, cosa che sconsiglio di fare, a meno che non sia necessario intervenire con alimentazione di soccorso, ad esempio se si nota che una famiglia, a differenza delle altre dello stesso apiario, non ha movimento di api bottinatrici. In questo caso la visita è giustificata da una situazione di emergenza e va effettuata nelle ore più calde della giornata e nel più breve tempo possibile, verificando la numerosità della colonia e fornendo favi con miele conservati in magazzino, avendo cura di disopercolarli parzialmente, o in alternativa zucchero candito.

Famiglie che in autunno erano state correttamente preparate all’invernamento dovrebbero essere arrivate con scorte sufficienti all’inizio del nuovo anno e, almeno in questa prima fase, dovrebbero essere lasciate tranquille a riprendere le loro attività, evitando di creare squilibri termici con l’apertura dell’arnia.

Esistono tuttavia delle operazioni utili che possono essere eseguite senza arrecare disturbo alle api, ad esempio eliminare le api morte accumulate all’ingresso o sul fondo dell’arnia. Per far ciò è sufficiente sollevare la griglia di protezione e spazzolare (con l’apposita spazzola) il fondo dall’interno verso l’esterno, richiudendo poi la griglia stessa.

Un’altra operazione in grado di fornirci importanti informazioni senza disturbare le api consiste nell’utilizzo del fondo antivarroa per il monitoraggio di questo acaro parassita. Il suddetto strumento può essere impiegato in diversi periodi dell’anno e fornisce una stima dell’infestazione di varroa (Varroa destructor) presente nell’alveare.

In questo periodo, considerato il blocco di covata delle regine e i trattamenti acaricidi effettuati nella stagione precedente, il numero di varroe cadute naturalmente sul fondo dovrebbe andare da un minimo di 0 a un massimo di 3 in un periodo di 15 giorni.

Se il conteggio risultasse più elevato già nel mese di gennaio, considerando l’aumento esponenziale cui va incontro l’acaro nel corso della stagione, sarebbe opportuno pianificare un intervento repentino (ad esempio eliminare le prime rose di covata opercolata presenti nell’alveare, al fine di eliminare le varroe in fase riproduttiva).

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