Il termostato dell’alveare

Le api, piccole creature dal peso medio di 100 milligrammi, a dispetto delle dimensioni, hanno capacità davvero sorprendenti.

Sono in grado, per esempio, di regolare la propria temperatura corporea: si parla appunto di termoregolazione. Questo fatto però non ci stupisce più di tanto, dopotutto sappiamo farlo anche noi (mammiferi endotermi)!

La caratteristica davvero unica di questi insetti è che sono in grado di regolare, oltre alla propria temperatura, anche collettivamente quella del nido, a seconda delle necessità e in funzione delle oscillazioni esterne. Le api infatti, tramite le antenne, riescono a rilevare differenze dell’ordine di 0.25 °C.

Le antenne dell’ape sono molto sensibili alle variazioni termiche

Quando la temperatura ambientale è particolarmente bassa, come accade durante l’inverno, gli individui della colonia stanno vicini tra loro formando il cosiddetto “glomere”, che riduce la superficie disperdente e quindi la perdita di calore.

Inoltre, per innalzare la temperatura interna del nido, le api producono e cedono calore facendo vibrare la muscolatura delle ali. Questa attività comporta un forte dispendio di energie, che vengono ottenute grazie al consumo del miele immagazzinato in precedenza.

Il glomere al centro dell’arnia

Nei mesi da febbraio a novembre all’interno dell’alveare è presente la covata, cioè la nuova generazione di api che viene allevata nei favi centrali del nido a partire dalle uova. Per completare lo sviluppo da uova ad api adulte, la covata deve essere mantenuta ad una temperatura costante, compresa tra i 34 e i 35 °C.

Le api operaie impegnate nel riscaldamento, dopo aver aumentato la propria temperatura corporea fino a 42 °C, rimangono quasi immobili per diversi minuti e cedono il calore prodotto assumendo due possibili posizioni: o ferme sulle cellette di covata opercolate, premendovi contro il torace, oppure si inseriscono all’interno di una celletta vuota nella zona della covata opercolata, lasciando fuori soltanto la punta dell’addome.

Nelle stagioni con clima favorevole, quando invece la temperatura dell’ambiente esterno si avvicina a quella ottimale per lo svolgimento dell’attività della colonia, le api possono separarsi per svolgere i propri compiti, sempre assicurando delle densità minime nei pressi della covata, che non deve subire oscillazioni di temperatura.

In particolare, per abbattere le temperature eccessive, le api si dispongono in lunghe catene dall’interno del nido fino al predellino dell’arnia e creano correnti d’aria agitando velocemente le ali. Inoltre spruzzano acqua, precedentemente raccolta dalle bottinatrici, sotto forma di piccole gocce, che evaporando contribuisce ad abbassare la temperatura interna. La combinazione di queste due attività risulta molto efficace.

Infine le api, soprattutto se numerose all’interno del nido, possono uscire dall’arnia e raccogliersi immobili in prossimità dell’entrata per dissipare il calore in eccesso.

Ventilazione sul predellino

Tutti questi comportamenti, operati dai singoli individui a seconda delle necessità, hanno l’unico scopo di regolare collettivamente la temperatura del “superorganismo”, cioè l’intera colonia.

Questa visione ci aiuta a comprendere perché la specie Apis mellifera abbia un areale di distribuzione che si estende in quasi tutto il mondo, compresi ambienti che sembrerebbero avversi sotto il profilo climatico.

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